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L'olio
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OLIO
di oliva di nostra produzione |
Varietà
di olivo: frantoio, pendolino, leccino e morello.
La raccolta si svolge a mano, nel mese di novembre quando il
colore è piuttosto scuro. Immediatamente le olive vengono
portate al frantoio per essere sottoposte, seguendo le antiche
tradizioni, ai trattamenti di:
frangitura, gramolatura, spremitura e separazione.
Il prodotto finale non subisce ulteriori filtrazioni e risulta
essere, in questo modo, una vera e propria spremuta di olive
al 100%.
L’ olio che si ottiene ha caratteristiche di eccellenza
ed è indicato per verdure e carni alla griglia oltre
naturalmente per la squisita bruschetta. |
Bottiglia da
0,75 Litri |
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Lattina da 3
Litri |
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Lattina da 5
Litri |
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Il
vino |
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Dopo una accurata selezione, ogni
anno, scegliamo il vino da imbottigliare.
La scelta avviene tra alcuni produttori della zona denominata
Cortona d.o.c., garantendo così la provenienza e la genuinità
che il vino migliore dell’annata offre.
I vigneti di produzione come anche le cantine per la lavorazione
dell’uva si localizzano dentro il territorio del comune
di Cortona.
Come per tutti i grandi vini rossi di Toscana anche per noi
il vitigno prevalente è quello del Sangiovese grosso.
Il bianco è un bianco Vergine Valdichiana. |
Cucina
e gastronomia |
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La tradizione gastronomica cortonese
affonda le proprie radici sull’alimentazione della civiltà
contadina, i cui cardini erano costituiti dai cereali (essenzialmente
finalizzati alla produzione di pane), verdure (cavolo, radicchio,
bietola, spinaci) tuberi (soprattutto patate) cipolla ed aglio,
fagioli e pomodori. Le galline erano allevate per la produzione
di uova mentre i polli ed i piccioni erano essenzialmente riservati
alla vendita. L’unica carne che poteva comparire più
spesso sulla mensa contadina era quella di maiale, che spesso
veniva allevato da ciascuna famiglia. In rare occasioni le massaie
potevano confezionare la pasta fatta in casa. Un modesto vinello
poteva accompagnare le pietanze ed anche l’olio era utilizzato
con grande parsimonia consumandolo con il pane. Integrazioni
proteiche potevano essere costituite dalla cattura di piccoli
volatili o dalla raccolta di frutti spontanei. Sempre comunque
vigeva il principio del risparmio e del riutilizzo, in altre
forme culinarie, di eventuali avanzi di pasto. Eccezioni alla
regola erano costituite dalle feste (Natale, Pasqua) durante
le quali si cucinavano anche alcuni dolcetti con olio e zucchero
o dai momenti importanti del calendario agricolo, come la battitura,
quando veniva servito ai mietitori un pranzo a base di minestra
o pasta e il tradizionale “ciucio”, l’oca
arrostita. L’avvento della civiltà del consumo
non ha fortunatamente fatto perdere tale tradizione ma, anzi,
ha permesso di rendere alimento quotidiano, a volte arricchito,
ciò che prima era riservato a particolari eventi. L’offerta
delle trattorie e dei ristoranti cortonesi è varia e
di alta qualità. Si segnalano fra gli antipasti i crostini
neri con fegatini di pollo, la bruschetta con l’olio nuovo
e il cavolo nero, la panzanella. Tra i primi ricorderemo i pici
o la pasta fatta in casa al ragù, la minestra di pane,
le pappardelle alla lepre. Tra i secondi gli arrosti (di oca,
coniglio, pollo, cacciagione), la trippa, il cinghiale in umido,
la bistecca di vitella, i fegatelli di maiale, i funghi porcini;
tra i contorni i fagioli all’uccelletto; tra i dolci tipici
gli strufoli del periodo carnevalesco e la ciaramiglia, dolce
tradizionale del periodo pasquale. |
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